12 Febbraio 2021

Ipertrofia Prostatica Benigna e 5-ARI, rischio tumore? Un falso mito

di Marco De Sio

Alcuni studi clinici, pubblicati poco più di dieci anni fa hanno dimostrato che la somministrazione degli inibitori della 5-ARI determinavano una diminuzione del rischio di ammalarsi di tumore alla prostata; ma questa riduzione si manifestava prevalentemente nei tumori con evoluzione più lenta, al contrario vi era invece un lieve aumento di diagnosi con tumori più aggressivi.

Per questo motivo, il fatto è stato raccontato distorto, e si è associato il farmaco al rischio di sviluppare il cancro.
In realtà gli stessi studi clinici sono stati prolungati nel tempo per molti anni e nei risultati a distanza non si è osservato un aumento della diagnosi di tumore rispetto ai controlli, anzi, successivamente questi risultati sono sati confermati da uno studio clinico ampio condotto tre anni fa con più di 300mila casi testati.

Uno studio più recente ha ottenuto un risultato molto interessante: i pazienti che fanno una terapia 5-ARI spesso arrivano alla diagnosi in maniera tardiva. questo accade perché la diagnosi viene fatta sulla base del PSA e i pazienti si rivolgevano all’urologo quando i valori superavano quelli considerati normali per la popolazione generale.
Questo assieme alla terapia di 5-ARI però comportava un problema: gli inibitori della 5-ARI determinano una riduzione del valore del PSA di circa il 50%, per cui anche il limite “normale” si abbassa.